ARCO ACUTO Arco Acuto nasce idealmente una sera di tanti anni fa, con un fuoco di bivacco non lontano dalle tende, in un angolo appartato e suggestivo delle Dolomiti. Lì avevano scelto di accamparsi per passare la notte, dopo la più dura salita di quel campo mobile.

Giovani diciottenni novizi rover del Gruppo Venezia VI dei Frari, cresciuti all'ombra delle vetrate gotiche della Basilica, appagati e insieme vinti dalla stanchezza del cammino, mentre il fuoco acceso va spegnendosi, finiscono come sempre di raccontarsi sottovoce le ultime cose prima di rifugiarsi nel sacco a pelo militare grigioverde. Ciascuno affida a suo modo ai compagni d'avventura frammenti di sogni, speranze, le prime tracce di un amore; qualcuno più provato confida sottovoce la fatica, della salita e della vita, l'apprensione per domani. Ma, su tutto, traspare l'aspirazione trepida a migliorare se stessi e il mondo, nello spirito scout del servizio agli altri. Un giovanissimo Maestro dei Novizi ascolta e aiuta a riconoscere il senso profondo della strada percorsa, in salita, con fatica e un grande peso sulle spalle; l'importanza di seguire una traccia di sentiero; la gioia dell'essersi sostenuti a vicenda, di aver camminato insieme.

Avvolti dalla notte buia e silenziosa, sotto un cielo traboccante di stelle, intorno, testimoni severi, i pallidi giganti di roccia, quei giovani uomini vivevano intensamente la bellezza del Creato, la promessa dell'impegno, l'esperienza della gratuità, la consolazione dell'amicizia.

"Figli di nessuno, fra le rocce noi viviam..."

Era il 1964.

Venne poi per tutti il tempo dell'impegno più individuale, dello studio, del lavoro, della famiglia, il dono dei figli, secondo i disegni a volte imperscrutabili e non sempre benevoli, del destino o della Provvidenza. Ciascuno, allora come ora, cercando di spendere al meglio i propri talenti. E questo avvenne a Venezia, in altre città, in Paesi lontani; accadde la tragedia di chi fra le montagne perse la vita e il cui ricordo rimane sempre vivo. Si mantennero i contatti, scambiandosi lettere, telefonate, si bevve insieme qualche spritz, se capitava d'incontrarsi per strada o in altra occasione.

1992 - Verso la fondazione di Arco Acuto - Prima riunione organizzativa nello studio del socio Agostino Croff

Molti anni così trascorsero e, in un casuale incontro di una decina di quei ragazzi, ormai di mezza età e con i primi capelli grigi, si volle organizzare una festa per un po' di amici. Vennero in molti e la "Festa di Primavera" a Mazzorbetto con pranzo quasi al sacco, prosciutto, costicine alla brace, fu un inaspettato successo: da lì, l'accorata sollecitazione di uno fu causa di un incontro formale dove tutti manifestarono un desiderio forte di riprendere quel discorso, quel cammino insieme, quell'aspirazione, quell'impegno.
Nessuna voglia di perdersi a lungo nel "ti ricordi quando...", ma la gioia di rivedersi, di sedersi attorno ad un tavolo scartando qualche fetta di buoni salumi e un buon bicchiere di vino fu stimolo per progettare qualcosa di bello e di utile, convinti che la nostra gioia sarebbe stata un bene per noi e per gli altri.
Il tempo e le esperienze di vita avevano portato a ciascuno nuove relazioni personali, nuovi legami, altre amicizie e l'incontro con altre sensibilità, accrescendo la consapevolezza delle povertà, dell'emarginazione nel mondo ...
L'intesa e la condivisione furono immediati.

Era il 1992

Un altro, tornato a Venezia, nei suoi anni di lavoro in Brasile, aveva conosciuto "frei Giorgio". Del "frei" (Padre Giorgio Callegari, un Domenicano veneziano della Parrocchia di SS. Giovanni e Paolo), raccontò la storia di amore per gli altri, di lotta coraggiosa e indomabile contro la dittatura militare e al fianco degli ultimi, degli oppressi. A S. Paolo frei Giorgio aveva fondato il C.E.P.E,, una ONG (Organizzazione Non Governativa), un luogo di elaborazione di idee, di condivisione culturale e politica per il riscatto degli ultimi, dei sofferenti, dei bambini. Era - ed è tuttora - il motore di iniziative concrete, grandi ed ambiziose, nel segno della Provvidenza: Recanto Colonia Venezia per dare ai meninos de rua ospitalità e scuola, sostegno alimentare con almeno un pasto al giorno. Ma anche formazione civica, attenzione e appoggio alle loro famiglie, ai quilombos - erano gli schiavi negri brasiliani - ai "sem terra" - i contadini senza terra.

1997- Incontro del "Comitato Arco Acuto" con frei Giorgio, fondatore del C.E.P.E. (Venezia - Lido. Casa di un socio)

Decidemmo di sostenere il C.E.P.E. e da quasi trent'anni continuiamo a farlo. Stima affettuosa ci lega agli amici brasiliani che fra mille difficoltà danno continuità al sogno di frei Giorgio. Insieme, con impegno, leggerezza, gioia, tessiamo reti di relazioni fra di noi e con chi condivide i nostri obiettivi partecipando alle festose occasioni d'incontro e nelle diverse varie forme di espressione che ogni anno proponiamo per sollecitare la generosità delle persone e degli enti per aiutare il C.E.P.E. e non solo, ma anche altre associazioni, gruppi, e persone in difficoltà nel mondo e nel nostro territorio.

2019 - Venezia, Palazzo Contarini del Bovolo - La Presidentessa maria Croff illustra ai soci il Programma 2020 - Partecipano Frei Mariano Foralosso, Marina e Paulino Caldera già Presidente del C.E.P.E.

È il 2021

Che cosa fare di più e di meglio, di qua e di là dal mare, per "lasciare loro il mondo migliore di come l'abbiamo trovato"? Come impegnarci ancora per un futuro, che ancora vorremmo pienamente nostro, ma che è e dev'essere dei più giovani, dei figli e dei nipoti?
Oggi, come allora, insieme nella gioia nell'amicizia, sospinti dall'amore per tutti i fratelli e per tutte le creature, sogniamo di continuare la nostra strada misurando il nostro passo sul passo del più debole affinchè nessuno rimanga indietro.

"Se una persona sogna da sola,
il suo rimarrà sempre un sogno,
ma, se in molti sognano la stessa cosa,
presto il sogno diventerà realtà."
           HÈLDER PESSOA CAMARA